Suoni del Kurdistan

Teatr ZAR

7 maggio 2015 18:00

Stazione Leopolda di Firenze | IT


INFO
Ingresso gratuito


 

Concerto di Dengbej Kazo, con Vahan Kerovpyan e Murat Içlinalçca

I Dengbej sono cantastorie che raccolgono e recitano storie sulla vita dei villaggi e delle città curde. Possono essere paragonati ai poeti epici di altre culture: giullari e menestrelli in Francia o bardi in Inghilterra, dai quali però si differenziano perché utilizzano unicamente la voce, senza accompagnamento strumentale. I temi dei kilams (canzoni) dei dengbej, che possono durare ore o giorni, generalmente comprendono gesta eroiche di guerrieri (pelewan), avventure di girovaghi, battaglie tra tribù, tragedie e storie di amori perduti, lotte contro i disastri della natura e dell’uomo. Dopo il colpo di stato in Turchia del 1980 la criminalizzazione del linguaggio curdo ha messo a tacere questi cantastorie e parte del loro repertorio è andato perduto. Il lavoro di documentazione sta oggi cercando di ridare vita a questo straordinario fenomeno di voci che incarnano il passato, restituendo alla memoria un ricco bacino di conoscenze sulla storia e tradizione curda.

Dengbej Kazo, nato nel 1950 a Van, vive vicino a Istanbul. Tiene regolarmente concerti in cui esegue canzoni popolari curde e sue composizioni. Frequenti sono le improvvisazioni, in linea con la tradizione dei dengbej (cantanti e cantastorie nomadi curdi). Nel 1960 il governo turco ha ufficialmente vietato la pratica dei dengbej. Nel 1980 molti di loro hanno dovuto spostarsi nelle città e si sono stabiliti nelle zone più povere. La tradizione dei dengbej è così entrata nell’oblio. Nel 2003 alcuni progetti finanziati dall’Unione Europea hanno dato inizio al recupero di questa tradizione.

Vahan Kerovpyan, musicista, percussionista e pianista, vive tra Parigi e Porto. Per diverso tempo ha frequentato corsi di dehol e zarb, strumenti a percussione armeni e persiani. Durante gli anni universitari a Parigi ha studiato storia armenai. Dal 2001 è membro di Akn, dal 2003 di Kotchnak e fa parte del collettivo Medz Bazar, formatosi a Parigi nel 2012, che esegue musica tradizionale del Medio Oriente. Ha suonato in gruppi rock, reggae e soul. È inoltre membro del collettivo teatrale parigino L’Enjeu a des Ailes, dell’associazione Péniche Anako, dell’associazione educativa Mgnig e di Land and Culture Organisation, che lavora per la conservazione e lo sviluppo dell’eredità culturale armena.

Murat Içlinalca è nato nel 1985 a Istanbul. Fin da bambino ha studiato musica sacra armena con il maestro Nisan Çalgiciyan, e poi canto e musica folk al Conservatorio Universitario di Tecnica Musicale di Istanbul, dove si è laureato nel 2010. Nello stesso anno è diventato cantante maestro nella cattedrale di San Gregorio a Istanbul.

 

Coltivando una pratica basata sul lavoro di gruppo, Teatr ZAR sviluppa le sue produzioni attraverso un lungo processo di creazione e approfondimento di numerose tradizioni musicali di diverse zone dell’Oriente e dell’Occidente. Zar è il nome dei canti funebri eseguiti dalla tribù Svaneti che abita le alte regioni del Caucaso nel nord-ovest della Georgia. La compagnia è un gruppo multinazionale che si è formato durante una serie spedizioni di ricerca in Georgia tra il 1999 e il 2003. Durante questi viaggi sono stati raccolti importanti materiali musicali, tra cui un nucleo di canti polifonici che risalgono agli albori dell’umanità e che rappresentano probabilmente le più antiche forme di polifonia al mondo. Alla base del lavoro della compagnia, che nei suoi lavori ha sempre dato ampio spazio alla parte vocale attraverso il canto polifonico e il ricorso a tradizioni musicali antiche, l’idea di riportare il teatro al suo status originario che non contemplava la distinzione tra discipline e stili diversi.

 

[foto di Magdalena Mądra: Rovine della Chiesa Armena di Khulevank]

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