Uccidiamo il chiaro di luna 1997/2015

Silvana Barbarini

8 maggio 2016 20:45

Teatro Verdi di Padova | IT


INFO


nell’ambito di Prospettiva Danza

Le danze di Uccidiamo il chiaro di luna di Silvana Barbarini decollarono alla Scuola Paolo Grassi, nel 1997, per l’allora Atelier e oggi Corso di Teatrodanza. Silvana era stata allieva dell’unica danzatrice futurista, scoperta da Filippo Tommaso Marinetti, quando, appena sedicenne, danzava i versi del poeta comasco Escodamè e del “parolibero” Gioia e nel 1931 la Sinfonia aerea del compositore Pick Mangiagalli. In lei – ex ballerina sulle punte, stanca dell’accademia – Marinetti intravvide subito l’ideale corpo della sua Danza dell’aviatrice e forse non a caso. Giannina, ebbe Rosina Ferrario come zia materna, la prima donna dell’aviazione italiana e tra il 1929 e il 1930 si era affiancata al celebre aviatore Mario De Bernardi per spericolati voli acrobatici. Nel novembre 1931, durante l’inaugurazione della Mostra di aeropittura e scenografia futurista alla Galleria Lino Pesaro di Milano, la Censi si esibì in un alluminico costume “balneare futurista”, firmato da Enrico Prampolini, mentre, dietro le quinte Marinetti declamava il suo A mille metri su Adrianopoli bombardata e Serie di seconde parti di immagini aviatorie. Fu uno shock per il pubblico e per la critica: entrambi reagirono lanciando ortaggi e improperi, e l’aerodanza, idea originalissima del Futurismo, non ebbe seguito se non nel 1979 allorché la Barbarini, con Alessandra Manari (altra giovanissima allieva della Censi) decisero di ricomporre liberamente l’esperienza della loro insegnate, e sotto i suoi occhi vigili.

Nacque un evento importate nella storia della danza contemporanea italiana: Siio Vlummia Torrente. Da allora una serie di nuovi spettacoli neofuturisti, ispirati a materiali storici di poeti, artisti visivi e musicisti del movimento marinettiano, furono allestiti ancora dalla Barbarini. Solo alla Scuola Paolo Grassi, tuttavia, e su nostra indicazione, la danzatrice-coreografa osò impegnarsi nella ricostruzione non filologica delle tre danze del Manifesto futurista della danza (La danza dello Schrapnel, della Mitragliatrice e dell’Aviatrice).

L’esperienza rivelò, all’epoca, aspetti ignorati, in genere, dalla didattica italiana: quali l’impiego di un’energia discontinua, crescente e decrescente, contratta e decontratta in intervalli di tempo molecolari e la valorizzazione del microgesto e di una microdinamica, mai fine a se stessa ma alla eventuale ricomposizione di un universo di senso e di poesia ove il gioco e l’ironia siano veicoli creativi oltre che espressivi.
Marinella Guatterini

 

coreografie: Silvana Barbarini
direttore del coro: Emanuele De Checchi
con gli allievi del II corso di Teatrodanza – Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi: Chiara Aru, Sabrina Fraternali, Sebastiano Geronimo, Giacomo Goina, Luciano Lanza, Erica Meucci, Flora Orciari, Daniele Podda, Claudio Pomponi, Luana Rossin, Francesca Siracusa, Loredana Tarnovschi, Cecilia Maria Tragni
musiche: Aldo Giuntini, Filippo Tommaso Marinetti, Alexander Mosolov, André Laporte
ricerche musicali e incisioni: Daniele Lombardi
intonarumori: Luigi Russolo
intonarumori mix: Marco Schiavoni
testi: Filippo Tommaso Marinetti
testi fonetici: Giacomo Balla
tavole parolibere: Fortunato Depero, Gino Severini
voci recitanti: Filippo Tommaso Marinetti, Cristiano Censi, Tullio Crali
registrazioni audio: Studio Nicolai e Studio Zobit
scene e oggetti: Roberto Manzotti con Mattia Franco e Alice Capoani
costumi: Donatella Cazzola, Enza Bianchini, Nunzia Lazzaro
macchine rumoriste: Fabrizio Palla
luci: Paolo Latini
assistenti alla coreografia: Davide Montagna, Claudia Monti
assistente alla regia: Linda Riccardi
collaborazione al progetto e alla coreografia di Siio Vlummia Torrente: Giannina Censi,
Alessandra Manari
Riallestimento nell’ambito del progetto
RIC.CI
Reconstruction Italian Contemporary Choreography
Anni ’80-’90
ideazione e direzione artistica: Marinella Guatterini
organizzazione e comunicazione: Silvia Albanese

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