Pupilla 1983/2014

Valeria Magli

12 maggio 2015 19:00

Teatro Cantiere Florida di Firenze | IT


INFO
Durata: 60 min

Biglietti:
intero 13€
ridotto* 10€
speciale** 8€

* (acquistabile anche online) per over 65, soci Arci, Coop, Controradio Club, Touring Club Italiano, possessori Carta Institut français Firenze, IREOS, Carta Più/Multi Più Feltrinelli, tessere Biblioteche SDIAF, biglietti, abbonamenti e smart card Trenitalia, biglietti e abbonamenti ATAF & Li-nea e Busitalia

** (NON acquistabile online) per under 18, studenti universitari, Polimoda, Accademia Belle Arti, IED, ISIA, LABA Firenze, possessori MaggioCard, iscritti scuole danza convenzionate

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Nel 1983 le tappe di Pupilla, di e con la performer Valeria Magli, erano scandite da riferimenti culturali inequivocabili (Hans Bellmer, Heinrich von Kleist), da immagini evocative, ora commosse, ora rarefatte. E lo sono ancora.
L’odierna ricostruzione della pièce, affidata a tre ballerine della DanceHaus Company, torna a raccontare il rapporto tra bambola, infanzia, erotismo e non solo.

“La bambola appartiene alla numerosa famiglia delle marionette, dei pupazzi, dei manichini, degli automi” dice Valeria Magli, “tutte effigi dell’umano che si legano agli antichi miti sulla resurrezione dei morti e sulla metamorfosi di esseri vivi in figure morte”.
Ricca di calcolatissima fantasia e di un’accurata scelta di musiche e strofe, Pupilla resuscita insieme alle ambigue donne-robot, una pionieristica stagione italiana di “poesia ballerina”, originale ancora oggi.
Marinella Guatterini

Pupilla è un percorso a ritroso nella memoria.
È anche la storia del rapporto tra l’essere umano e le sue riproduzioni: bambole, manichini, pupazzi, giocattoli speciali che imitano la vita senza raggiungerla.
La bambola rimanda al mondo dell’infanzia con i giochi teneri e le cantilene, ma anche con i suoi misteri e le sue perversioni.
“La bambola è apparsa come punto di incontro fra l’antico mito della statua che diventa viva e la nuova mitologia della morta vita meccanica”.
Allora si passa alla vita che imita la finzione, come fanno oggi robot e automi che ci affiancano.
Valeria Magli

 

Pupilla (1983-2014)
uno spettacolo di Valeria Magli
con DanceHaus Company
interpreti: Chiara Monteverde, Armida Pieretti, Susan Vettori
voce recitante: Valeria Magli
musiche di Claude Debussy, Gabriel Fauré, Juan Hidalgo, Ethelbert Nevin, C. J. Orth
editing e restauro musiche (2014) AGON
poesie di Hugo Ball, Milli Graffi, Letizia Paolozzi, Giovanni Pascoli, Gisèle Prassinos, Umberto Saba
testi (1983) a cura di Valeria Magli e Letizia Paolozzi
aiuto regia: Dalila Sena
luci: Michelangelo Campanale
assistente coreografia: Maria Pia Tommaselli
costumi (1983) Valeria Magli
restauro costumi (2014) Elisa Scalvini
maschere e manichino (1983): Guerrino Lovato
bambola (1983): Brigitte Starczewski Deval
foto (1983): Carla Cerati
foto (2014): Alberto Calcinai
produzione (1983): Teatro Franco Parenti
produzione (2014): ContART
Riallestimento nell’ambito del progetto RIC.CI
Reconstruction Italian Contemporary Choreography anni ’80-’90
ideazione e direzione artistica Marinella Guatterini
organizzazione e comunicazione Silvia Albanese
in collaborazione con:
Teatro Pubblico Pugliese – Comune di Bisceglie – progetto “Sistema Garibaldi”/ Amat –
Associazione Marchigiana Attività Teatrali / Arteven Circuito Teatrale Regionale Veneto
in coproduzione con:
Fondazione Teatro Grande di Brescia / Fondazione Fabbrica Europa per le arti contemporanee /
Fondazione Milano – Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi / Fondazione Ravenna Manifestazioni /
Fondazione Teatro Comunale di Ferrara “Claudio Abbado” / Torinodanza – Fondazione Teatro
Stabile di Torino

 

RIC.CI
Reconstruction Italian Contemporary Choreography
Anni ’80-‘90
Nato nel 2011, RIC.CI, ideato e diretto da Marinella Guatterini, ha l’eloquente sottotitolo “Mettiamo in moto la memoria” che ne dichiara la principale finalità: riconoscere il passato prezioso, creativamente originale e spesso profetico della coreografia contemporanea italiana, purtroppo poco nota o ricordata anche all’estero.
La scelta, e il conseguente riallestimento, di una serie di lavori emblematici degli anni ’80 e ‘90 si propone di mostrare al pubblico di oggi pièce d’autore che costituiscono, ormai, la nostra tradizione del nuovo.

 

[foto: Alberto Calcinai]

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