Dopo l’esperienza dell’album “Madrelingua” del 2007, Saverio Lanza torna sulle tracce della voce indagando una sfera intima che parla di un universo maschile semisilenzioso, nell’ombra, e da cui si muovono le memorie, i gesti notturni, le complessità di un esser uomo sempre più ricco di sfumature rispetto a quel che appare. E se ormai è chiaro che ad addormentare i bambini sono sia le madri che i padri, è ancora inusuale sentire delle ninnananne cantate dagli uomini.
“Solitamente si canta per professione, si canta per gioco, in compagnia, da soli, per noia, si canta per disperazione. Ci si rivolge comunque sia a un ascoltatore cosciente, cercando di tenerne il più possibile desta l’attenzione e di non annoiarlo. Nel caso delle ninnananne sembra essere tutto il contrario. Perché l’addormentamento è una fase delicata e ancora misteriosa. Divide in due la nostra giornata. Da una parte quella in cui si è vigili, aperti all’altro, e si compiono azioni alla luce del sole. Dall’altra, quella in cui si resta soli, al buio e nel silenzio. Chi accompagna a questa soglia, spesso difficile da attraversare, usa spontaneamente un timbro di voce inedito, che non compare in altre situazioni. Deve essere una voce familiare, rassicurante, sinceramente dedita, mai distratta e senza nessuna impostazione. Si canta a qualcuno che ne coglie il tono e il suono prima del significato. Cantare una ninna nanna ci mette di fronte a noi stessi, connette il nostro passato a quello che sarà il nostro futuro, ci fa sentire semplici portatori di un sentimento che si tramanda vivo di generazione in generazione, nell’intimità di una stanza”.
– Saverio Lanza
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