Annunciati i finalisti del
Salavisa European Dance Award

Sono cinque i finalisti selezionati per il prestigioso premio Salavisa European Dance Award (SEDA), creato nel 2023 dalla Fondazione Calouste Gulbenkian e da altre istituzioni culturali europee per onorare l’eredità del danzatore, insegnante e direttore artistico portoghese Jorge Salavisa (1939–2020).

Il premio, del valore di 150.000 euro, viene assegnato ogni due anni ad artisti di talento, provenienti da tutto il mondo, ancora poco conosciuti nel circuito europeo per la particolarità del loro linguaggio artistico o del loro background sociale e culturale.

Chiara Bersani (Italia), Dan Daw (Australia), Jefta van Dinther (Paesi Bassi), Lukas Avendaño (Messico) e Mamela Nyamza (Sud Africa) sono stati selezionati dal Nomination Committee composto da un rappresentante scelto da ciascuna delle nove istituzioni europee che costituiscono SEDA: Dansehallerne (Danimarca), Fondazione Fabbrica Europa (Italia), Fundação Calouste Gulbenkian (Portogallo), Joint Adventures (Germania), KVS (Belgio), Maison de la Danse/Biennale de la Danse (Francia), Mercat de les Flors (Spagna), Sadler’s Wells (Regno Unito) e Tanzquartier Wien (Austria).

Il lavoro dei cinque finalisti sarà ora valutato da una giuria indipendente, composta da tre esperti di danza di prestigio: Ilgaz Gurur Ertem, La Ribot e River Lin.

Il vincitore del premio sarà annunciato nel novembre 2026 nel corso di una cerimonia che si svolgerà alla Fondazione Calouste Gulbenkian di Lisbona.

 

I CINQUE FINALISTI


Chiara Bersani

foto: Lorenza Daverio

Artista performativa, coreografa e attivista. Lavora sull’accessibilità degli artisti disabili nella scena delle arti performative, esplorando la politica del corpo e il modo in cui le immagini che creiamo interagiscono con le narrazioni della società. È stata una delle co-fondatrici di Al.Di.Qua.Artists. Vincitrice di diversi premi, è co-curatrice della stagione 2025/2026 di Spazio Kor (Asti, Italia) e curatrice ospite dell’edizione 2025 del Bastards International Performing Arts Festival (Trondheim, Norvegia). È artista associata della Triennale Milano Teatro 2025-2027.

La pratica coreografica di Chiara Bersani si distingue per precisione radicale, profondità concettuale e urgenza politica. Il suo lavoro si incentra su una profonda riformulazione del rapporto tra corpo, tempo, visione e potere, che sfida l’estetica dominante del virtuosismo, della velocità e della produttività, proponendo invece una pratica ancorata alla durata, all’attenzione e a una presenza radicale.


Dan Daw

foto: Luke Stambouliah

Artista e produttore. Ha iniziato a lavorare come performer con il Restless Dance Theatre (Australia) nel 2002. Nel corso della sua carriera ha collaborato con diversi coreografi e compagnie internazionali. È artista associato di Sadler’s Wells, Londra. Curatore e co-curatore di numerosi festival, è fondatore di Dan Daw Creative Projects, compagnia con sede nel Regno Unito guidata da artisti disabili, all’avanguardia nella creazione di opere accessibili per tournée internazionali tra teatro, danza e attivismo, e che al contempo promuovono cambiamenti sistemici nelle istituzioni e nel settore delle performing arts per artisti e pubblici d/Deaf e disabili, attraverso collaborazioni e residenze a lungo termine.

Dan Daw è riconosciuto come un artista il cui contributo alla performance contemporanea sta trasformando il settore sia a livello strutturale sia estetico. La sua pratica integra una rara combinazione di acume concettuale, intelligenza emotiva e necessità politica, ampliando il significato di rappresentazione, autonomia e intimità in scena. La sua pratica artistica è inseparabile dal suo attivismo: entrambi insistono su accessibilità, autorialità, complessità e dignità.


Jefta van Dinther

foto: Szymon Stępniak

Coreografo, danzatore e insegnante. Al centro del suo lavoro, il tema del significato profondo dell’essere umano, indagato nella sua relazione con la società, la comunità e l’ambiente e anche con le altre forme di vita. Nella sua attuale ricerca altrettanto rilevante è l’impegno verso questioni come l’accessibilità e la diversità nel campo della danza contemporanea. Insegna coreografia a livello internazionale in diversi centri e programmi formativi. È stato Senior Lecturer e direttore artistico del Master in Coreografia di Uniarts Stockholm. Dal 2024 è membro dell’Advisory Board di HZT, Berlino, dove dal 2022 cura lo spazio di lavoro DIORAMA.

Jefta van Dinther è considerato uno dei coreografi più visionari della sua generazione. Il suo lavoro affronta questioni profonde e universali – come il significato dell’essere umano in relazione agli altri, alla storia e al mondo – e rivela come i corpi siano plasmati da forze sociali, culturali e atmosferiche. Presentando l’essere umano come al tempo stesso biologico e relazionale, fisico e psicologico, ha sviluppato un linguaggio coreografico in cui il corpo non è mai solo, ma si muove all’interno di costellazioni immersive di luce, suono, oggetti e materiali che trasformano radicalmente la percezione.


Lukas Avendaño

foto: Isa Sanz

Artista performativo, coreografo, antropologo e scrittore. Formatosi in danza e antropologia, la sua pratica unisce danza, ritualità, etnografia e attivismo. Il suo lavoro attinge alla muxeidad – il sistema sociale e di genere zapoteco che mette in discussione il binarismo coloniale maschile/femminile e che esisteva già prima dell’arrivo degli europei nelle Americhe – per mettere in scena intense esplorazioni che toccano temi come genere, identità indigena e potere. Ha presentato i suoi lavori in numerosi contesti in Messico e all’estero. Come attivista affronta una delle crisi più urgenti delle Americhe: la sparizione forzata e l’uccisione di persone, tra cui quella di suo fratello Bruno in Messico.

Il suo lavoro nasce in uno spazio liminale in cui il gesto performativo diventa una tecnologia della memoria, della sopravvivenza (survivance) e dell’immaginazione collettiva, con il potenziale di ridefinire il modo in cui la scena contemporanea globale concepisce ritualità, identità e attivismo, offrendo nuove metodologie, nuovi immaginari e nuove possibilità creative.


Mamela Nyamza

foto: Bea-Borgers

Danzatrice, coreografa, insegnante, e attivista. Rifiutata dai suoi insegnanti di danza classica a causa della sua conformazione fisica, ha indirizzato la sua ricerca verso una riflessione politica sul corpo. Si è diplomata presso la Tshwane University of Technology in Sud Africa, conseguendo un National Diploma in Ballet, e ha proseguito la sua formazione all’Alvin Ailey International School for Dance di New York. Vincitrice di numerosi premi, ha fondato la compagnia non profit MAMELA’s ARTISTIC MOVEMENT, che offre uno spazio creativo ad artiste e artisti della danza disoccupati ed emarginati a causa delle politiche del corpo.

Attraverso una pratica radicata nel femminismo, nella critica decoloniale, nella ricerca autobiografica e un impegno incrollabile per la giustizia sociale, Mamela Nyamza sta ridefinendo il panorama africano e internazionale della performance, dimostrando come il movimento possa agire come catalizzatore di trasformazioni culturali e istituzionali. Nel suo lavoro è centrale la decostruzione del canone coreutico occidentale: Nyamza mette in luce le esclusioni dettate da un sistema di norme e standard rigidi e rivendica spazio per corpi neri, queer e femminili storicamente marginalizzati.


LA GIURIA

Ilgaz Gurur Ertem

Come studiosa interdisciplinare, sociologa, curatrice ed educatrice nel campo del movimento somatico e della danza, Ilgaz Gurur Ertem esplora le intersezioni tra arte, pensiero politico e teoria sociale. I suoi scritti affrontano la danza contemporanea e la performance, le politiche culturali e curatoriali, le reti artistiche europee e i punti di contatto tra teoria sociale e pratiche del corpo.


La Ribot

Coreografa, danzatrice e artista. Il suo lavoro, emerso alla fine della transizione democratica in Spagna negli anni ’80, ha profondamente trasformato il settore della danza contemporanea. La Ribot mette in discussione strutture, meccanismi e formati, appropriandosi liberamente dei linguaggi del teatro, delle arti visive, della performance, del cinema e del video, con l’obiettivo di ridefinire il paesaggio concettuale della coreografia.


River Lin

Artista e curatore taiwanese di base a Parigi, River Lin attivo è nel contesto della performance contemporanea, con particolare attenzione alla cultura queer, all’impegno sociale e alle intersezioni tra danza e arti visive. Il suo lavoro curatoriale si incentra sul coinvolgimento della comunità, sulla produzione di conoscenze intra-asiatiche, sulla creazione di infrastrutture culturali e sulla queerizzazione delle agende istituzionali.


 

 

 

 

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