William Parker & Hamid Drake

A Love, naked

14 maggio 2017 21:00

Stazione Leopolda di Firenze | IT


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Due tra i più grandi musicisti afroamericani contemporanei – William Parker e Hamid Drake – insieme per una calata nelle profondità musicali di John Coltrane e del suo capolavoro assoluto, “A Love Supreme”, nei 50 anni dalla scomparsa.
Questa l’idea alla base di A Love, Naked, che a partire dal battito più affascinante e roots della storia del jazz, lavora nella direzione di una spogliazione del disco per arrivare alla sua essenza più intima, alla radice spirituale e ritmica. Solo con contrabbasso e batteria: un approccio inedito e rituale per quest’opera che non vuole essere un tributo, ma un vero e proprio gesto artistico, nella migliore tradizione del jazz.
Fabbrica Europa ha ideato questo progetto insieme ad Art & Network in occasione della presenza al Festival 2017 della compagnia belga Rosas, con i grandi coreografi Anne Teresa De Keersmaeker e Salva Sanchis che hanno disegnato una coreografia toccante e raffinata proprio sulle musiche di Coltrane.
Da qui l’esigenza di affrontare l’album capolavoro declinandone la prospettiva verso un approccio fortemente legato agli aspetti umani del rapporto con il “supremo”. Una visione che si avvicina in modo naturale a un certo animismo di radice africana presente in tutto il blues e nelle sue derivazioni più autentiche del jazz.

 

William Parker, contrabbassista e polistrumentista, è una figura carismatica del mondo del free jazz e del soul. A partire dagli anni 80 è uno dei musicisti più attivi della scena newyorchese e una delle voci più importanti della scena d’avanguardia, in cui ha improvvisato con musicisti come Bill Dixon, Sunny Murray, Billy Higgins, Alan Silva e Rashid Ali, Ed Blackwell, Don Cherry e Cecil Taylor. Il suo talento di compositore ha trovato molteplici vie di esplorazione: opere liriche, oratori, musica, teatro, cinema e balletto. Affascinato dalle culture orientali, in viaggio raccoglie strumenti provenienti da tutto il mondo che a volte, durante i concerti, aggiunge poeticamente e sapientemente al contrabbasso. Nel 1995 ha realizzato da leader “Flowers Grow In My Room”, per l’etichetta Centering. È attivo nei più importanti gruppi avant jazz e alcuni dei più prestigiosi sono diretti da lui: The Inside Songs of Curtis Mayfield, Little Huey Creative Orchestra, In Order to Survive, William Parker’s Quartet, Raining on the moon e altri. È anche autore di libri e raccolte di poesie ed è attivo come insegnante. Per diversi anni è stato co-organizzatore del Vision Festival di New York. Da sempre, insieme al batterista Hamid Drake, crea un tandem considerato come la migliore sezione ritmica del mondo.
Hamid Drake, brillante, sensibile, infinitamente ritmico, intelligente, spirituale e potente batterista di Chicago. Nato a Monroe in Louisiana nel ‘55, si è immerso fin da adolescente nell’ascolto di R&B e funk, di tutto il Motown, Stax e Atco. Ancora giovanissimo ha iniziato a suonare in band rock e R&B, attirando l’attenzione di Fred Anderson con il quale, dal 1974 in poi, instaura una collaborazione professionale che diventa sempre più stabile. È lo stesso Fred Anderson che lo introduce presso Douglas Ewart, Gerge Lewis e gli altri componenti dell’AACM (Chicago’s Association for the Advancement of Creative Musicians). Le sue influenze musicali più significative risalgono a quel periodo, ovvero a Ed Blackwell, Adam Rudolph, Philly Joe Jones, Max Roach, Jo Jones. Altro incontro fortunato è quello con Don Cherry da cui scaturirà un’altra avventura musicale duratura. Dopo aver conosciuto Don Cherry, Hamid ha viaggiato molto al suo seguito in Europa, occasione per dedicare più tempo all’esplorazione dell’infinito universo percussivo, condividendo profondamente con Cherry il significato della spiritualità applicata alla musica e delle sue infinite possibilità di trasformazione ed evoluzione.
una produzione Fabbrica Europa e Art & Network
in collaborazione con MetJazz Prato

A conclusione di A Love, naked, Stefano Zenni, direttore artistico di MetJazz, proporrà al pubblico alcune note critiche su John Coltrane.

 

 

 

[foto: Ken Weiss]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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