Echo Moire

Matteo Marangoni

5 Maggio 2012 - 6 Maggio 2012 19:00

Stazione Leopolda di Firenze | IT


Nell’ambito del progetto POST ELETTRONICA
a cura di Valentina Gensini e Letizia Renzini

Il progetto indaga i territori della sperimentazione “post-elettronica”, in un tributo a John Cage che intende rilevarne l’eredità contemporanea: artisti che condividono un uso drammaturgico e gestuale delle nuove tecnologie. Opere ibride che uniscono musica, video, performance, scultura, suono, rumore, vocaboli di un linguaggio composito dove la gestione di software avanzati si combina al manufatto, nel tentativo di scioglimento dell’approccio concettuale in direzione del coinvolgimento dello spettatore.

Echò Moirè è un opera-balletto in cui i protagonisti sono una coppia di altoparlanti mobili robotici che suonano la stanza come uno strumento musicale.
Scandagliando la stanza ed eccitandone le risonanze, essi creano immagini sonore che volteggiano nell’aria e avviluppano gli ascoltatori in dense tessiture di echi.
Il lavoro è ispirato all’opera del compositore statunitense Alvin Lucier. Sviluppando un concetto introdotto nel suo Vespers (1968), la performance esplora il modo in cui percepiamo lo spazio attraverso l’udito. Impiegando altoparlanti direzionali in movimento, le traiettorie seguite dalle onde sonore dalla sorgente all’ascoltatore sono rese evidenti. Gradualmente scandagliando le superfici della stanza con sequenze di impulsi, lo spazio viene illuminato di suoni e il pubblico si trova ad essere fisicamente immerso in forme plastiche e tessiture cangianti in continua evoluzione. Fornendo una drammatizzazione scenica alla pratica della composizione acusmatica, il lavoro interroga il rapporto tra suono e visione, tra percezione e linguaggio e propone un’originale “teatro delle marionette” in cui il contributo della cibernetica è impiegato per animare la materia di vita propria.

 

Nato a Firenze nel 1982, Matteo Marangoni vive attualmente nei Paesi Bassi, dove ha recentemente ottenuto un master presso l’ArtScience Interfaculty dell’Aia. Durante i suoi studi ha indagato il rapporto tra suono, spazio e il corpo, alla ricerca di modi per occuparsi dell’ascoltatore e condurlo verso stati avanzati di consapevolezza uditiva. Incentrate sul potenziale dell’ascolto per stabilire nuove connessioni tra persone, luoghi e oggetti, le sue performance e installazioni utilizzano registrazioni sul campo, archivi audio, programmazione al computer ed elettronica do-it-yourself.

 

Il progetto è sostenuto dall’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi / Olandiamo in Toscana.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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