Francesco Marilungo
Stuporosa

Stuporosa prende come riferimento il saggio “Morte e pianto rituale” di Ernesto De Martino per portare avanti una ricerca coreografica sul cosiddetto ‘pianto senz’anima’, sulla figura della lamentatrice. Il titolo stesso è una citazione di De Martino: stuporosa è l’ebetudine, quello stato di catatonia che può manifestarsi nel tentativo individuale di superare il lutto e che si contrappone all’esplosione parossistica di gesti distruttivi/autodistruttivi. Secondo lo studioso napoletano sono queste le due possibili reazioni alla crisi del cordoglio per la perdita di una persona cara ed entrambe le forme sono espressione della tendenza inconscia a voler condividere la sorte dei defunti.

L’istituto del lamento funebre non cancella la crisi del cordoglio ma permette di viverla sottoponendola a una disciplina culturale che si concretizza nella creazione di moduli verbali, melodici e mimici, la cui ripetizione consente di rivivere il dolore, il pathos ma in forma protetta.

ll lavoro coreografico di Francesco Marilungo sarà incentrato sull’individuazione di pratiche che mettano in atto il processo di mimesi del dolore e la sua stilizzazione. I due poli estremi ai quali tendere saranno l’immobilità ‘stuporosa’ da una parte e la gestualità violenta dall’altra, poli corrispondenti alle due forme della crisi del cordoglio.
Fulcro del lavoro saranno anche le dinamiche di potere che intercorrono tra individuo e società all’interno di un contesto rituale; modalità per le quali gli eccessi emotivi vengono controllati attraverso moduli espressivi e forme istituzionalizzate comunemente riconosciute.
Altro parametro preso in esame è il concetto di ripetizione ritmica. Nel pianto rituale la ripetizione ossessiva di moduli è finalizzata ad attenuare la presenza di veglia per facilitare la caduta in una sorta di estasi – stato che dà accesso al ‘tempo fuori dal tempo’, dove è custodito il patrimonio di parole, di movimenti, di suoni che media la trasfigurazione simbolica della morte umana.


Francesco Marilungo è coreografo e danzatore. Dopo gli studi in Ingegneria  e un periodo di ricerca al Von Karman Institute di Bruxelles, frequenta l’Atelier di Teatrodanza presso la Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano. Dal 2010 viene a contatto con danzatori e coreografi di fama internazionale come Lisa Kraus ed Elena Demyanenko (Trisha Brown Dance Company), Julie Anne Stanzak, Juliana Neves e Quan Bui Ngoc (Les Ballets C de la B), Masaki Iwana, Gabriela Carrizo (Peeping Tom), Yasmine Hugonnet, Jan Fabre, Gisele Vienne e Romeo Castellucci. Negli anni, lavora come performer per Enzo Cosimi, Mara Cassiani, Antonio Marras, Jonathan Burrows/Matteo Fargion e Alessandro Sciarroni. Parallelamente all’attività di performer intraprende un proprio percorso autoriale alla ricerca di un codice personale che metta in relazione la performance, la danza e le arti visive. La sua prima creazione è il solo Emily del 2013, a cui segue Siegfried (2014), selezionato dalla rete Anticorpi XL per la Vetrina della Giovane Danza d’Autore. Paradise, vincitore del bando NEXT 2015/2016 della regione Lombardia, viene presentato in anteprima al Danae Festival 2015 e viene selezionato dalla rete Anticorpi XL per la Vetrina della Giovane Danza d’Autore 2016. Nel 2016 debutta New Horizon, progetto sostenuto dalla rete europea Open Latitudes. Love Souvenir del 2018 è vincitore del bando Inteatro Festival e del bando Next 2017/2018 della regione Lombardia. Con Party Girl, vincitore del premio Prospettiva Danza 2020 e di Cross Award 2020, viene selezionato per la Nid New Italian Dance Platform 2021.

 

regia e coreografia: Francesco Marilungo
con Alice Raffaelli, Barbara Novati, Roberta Racis, Francesca Ugolini, Vera di Lecce
musica: Vera di Lecce
vocal coach: Sandra Zoccolan
spazio e luci: Gianni Staropoli
costumi: Antonio Marras Archive
foto e video: Luca del Pia
produzione: Körper | Centro di Produzione Nazionale della Danza
coproduzione: Teatro delle Moire/Danae Festival, Fabbrica Europa
con il supporto di Did Studio, Base Milano, Dracma e Teatro Akropolis – Progetto CURA











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